Dal gruppo facebook della radio :

A Milano, nel 1975 venne fondata Radio Canale 96, una delle prime radio "libere" dell'etere italiano.
Quegli anni videro grandi cambiamenti politici e sociali, purtroppo spesso non sempre positivi.
Le radio private svolsero una importante funzione di raccordo tra le istanze giovanili e contribuirono, non poco, alla radicale modifica dell'informazione radiofonica.
A radio Canale 96 passarono molti, se non tutti, dei protagonisti di quel periodo storico.
Chi ci lavorava, lo faceva ovviamente gratis, con passione ed impegno.
Sono stati anni bellissimi ed intensi che hanno lasciato in tutti noi dei ricordi indelebili.


Fonte Storiaradiotv (1) con nostri inserti.:

L’emittente nasce a Milano nel 1975, per iniziativa del QUOTIDIANO DEI LAVORATORI, dunque dell’area politica di Avanguardia Operaia, fra i fondatori ci sono Giuseppe Macali (titolare di un piccolo negozio di comunicazioni), Martino Benpensante e Basilio Rizzo (insegnante e futuro consigliere del Comune di Milano).
La prima sede di Canale 96 (che irradia i suoi programmi dagli fm 95,200, donde il nome) è in via Mac Mahon presso un ’abitazione privata.
Alberto Pugnetti, un altro dei fondatori dell’emittente, ricorda che nello stesso palazzo abitava Sergio Bonelli, l’editore di Tex Willer.
Nel Gennaio 1976 l’emittente fu oscurata : non era ancora stata emessa la famosa sentenza della Corte Costituzionale che dava ai privati la possibilità di trasmettere. Radio Canale 96, difesa da Sergio Bonelli, resta chiusa per cinque giorni, per poi riprendere le trasmissioni.
Il palinsesto dell’emittente consisteva naturalmente in molta informazione, essendo una radio politicizzata, ma non era trascurata la musica.
Nella sua fase iniziale l’emittente si caratterizza quindi come la radio della sinistra milanese.
“Canale 96 – ricorda sempre Alberto Pugnetti – fu la prima radio d’informazione della sinistra, senza avere l’estremismo di Radio Alice”.
Canale 96 segue a livello di cronaca le vicende politiche della seconda metà degli anni ’70 e lancia campagne di controinformazione.
Lavorano come giornalisti a Canale 96: Roberto Gatti (poi a L’Espresso), Paolo Hutter (poi a ), Marco Mangiarotti (attuale vice-direttore de Il Giorno).
I giornalisti di Canale 96 furono i primi ad essere riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti.
Fabio Santini e Alberto Pugnetti si occupavano della musica, Pugnetti ricorda che a Canale 96 venivano in studio molti cantanti, cantautori italiani, musica rock inglese, senza preclusioni – ricorda sempre Pugnetti – erano i generi che andavano per la maggiore, anche se eravamo aperti a tutti i generi, soltanto Lucio Battisti era bandito, poiché una leggenda metropolitana diceva che fosse di destra.
Canale 96 fu anche la prima ad organizzare manifestazioni e concerti per autofinanziarsi.
“Un giorno ci chiamò Bruno Lauzi che ci disse: io sono liberale, non sono di sinistra, ma vi voglio comunque aiutare, essendo per la libertà, vi darò dei soldi a patto che mi ospitiate in radio.
Lauzi venne a Canale96, facemmo una chiacchierata in diretta con gli ascoltatori, Bruno raccontò alcune storie inedite su Luigi Tenco”.
Anche la Premiata Forneria Marconi era spesso ospite di Canale96.
In merito ai concerti per autofinanziarsi Pugnetti ne ricorda uno in particolare, quello di John Cage: “si esibì al Teatro Lirico, parlava soltanto in inglese e molti presenti si innervosirono, salirono sul palco, vi furono cinque sedie rotte…”
Fra gli altri collaboratori Claudio Trotta e Sauro Pari.
Nel 1976 Canale 96 trasferisce la propria sede in un ex albergo, l’Hotel Siviglia, da poco dimesso, in uno stabile occupato nei pressi dell’Università Statale, sito in Via Pantano al numero civico 21.
Radio Canale 96 festeggia il giorno di Natale presso una fabbrica occupata, ma alla fine dell’anno l’emittente perde la propria leadership, il suo ruolo e l’identità a causa dell’affermarsi di altre stazioni politiche, a cominciare da , che si presentò sullo scenario radiofonico regionale all’alba della contestazione del 1977, con una redazione e un palinsesto più strutturati e con un’organizzazione economica più solida.
Inoltre le trasmissioni sulla frequenza principale (l’emittente aveva intanto occupato anche il canale 100,100) vengono disturbate da , emittente che era sorta nel frattempo.
“Gamma Radio – ricorda Pugnetti – trasmetteva dal grattacielo Pirelli, era un colosso rispetto alla nostra piccola realtà, inoltre occupava due canali (95,000 e 95,500) proprio in mezzo al nostro.
Andammo a parlare con i responsabili di Gamma Radio facendo loro presente il problema e, a dire il vero, spostarono di poco la frequenza, ma continuammo ad essere comunque disturbati”.
Ma la principale ragione della crisi di Radio Canale 96 fu l’affermazione di Radio Popolare.
Canale 96 perse così il suo ruolo egemone nell’ambito della nuova sinistra e visse una diaspora di conduttori e di giornalisti che si rivolsero spesso proprio alla concorrente Radio Popolare.
Fra il 1977 e il 1978 ci furono tentativi di unificare le due emittenti, ma senza successo. Dopo essere rimasta a lungo in bilico fra un modello di radio militante intransigente nel suo impegno politico-ideologico (come Radio Alice) e il modello di radio professionalizzata e orientata all’informazione (come Radio Popolare), Canale 96 cessò le trasmissioni nel 1980.
All' allegato (2) documento di quell' anno che prelude alla chiusura. .

All' allegato (3) la radio raccontata da Umberto Eco nel suo "Dalla periferia dell' impero.Cronache di un nuovo medioevo".

La radio è citata anche dal critico Aldo Grasso nel suo "Radio e Televisione.Teorie,analisi,storie esercizi."

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